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Fini, il tema degli infortuni ha assunto drammatica rilevanza

“La presentazione del Rapporto annuale dell’Inail costituisce un’importante occasione per richiamare ancora una volta la nostra attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Un tema che ha assunto, In Italia una drammatica rilevanza a causa dell’elevato numero di infortuni, non solo mortali e del crescente aumento delle malattie professionali”. Lo ha detto il Presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini, in occasione della presentazione del Rapporto annuale dell’Inail a Roma. “Una piaga - ha ricordato Fini - più volte denunciata anche dal Presidente della Repubblica, cui va riconosciuto il merito di una costante azione di denuncia edi sensibilizzazione sociale”.

“Il lavoro proclamato dalla Carta costituzionale come valore fondante della nostra Repubblica - ha continuato Fini - rappresenta una risorsa preziosa da difendere e da valorizzare anche nelle forme nuove richieste da una società complessa e in costante evoluzione”.

“In questo scenario - ha osservato il Presidente della Camera - come rileva anche un recente rapporto dell’Organizzazione internazione del lavoro, che stima che per ogni morto per infortunio se ne verificano 4 per malattie professionali, vale la pena chiedersi quanto pesino nelle economie più evolute i rischi connessi a nuove forme di organizzazione del lavoro, all’introduzione di nuovi materiali e di nuove tecnologie. Questa è una domanda che sottintende il concetto fondamentale secondo cui l’infortunio sul lavoro non può essere considerato come una fatalità che irrompe all’improvviso e quasi casualmente nella vita lavorativa, come, cioè, una calamità che sopravviene dall’esterno, bensì - ha rimarcato - deve essere considerato come la conseguenza statisticamente prevedibile della condizione in cui si svolge e si organizza il lavoro”.

Per il Presidente Fini “non è possibile separare, nella riflessione, il tema degli infortuni e delle morti dal più ampio tema della salute intesa come sinonimo di difesa dell’integrità psicofisica della persona che lavora”. “Ne consegue - ha affermato ancora Fini - che è sempre più urgente rimettere al centro del dibattito il concetto di ‘tutela della salute nel lavoro’ così da rendere ‘la cultura della sicurezza’ un elemento inscindibile rispetto ad ogni tipo di prestazione lavorativa. Farlo significa anche favorire una piena comprensione di tutti i fenomeni connessi, dagli infortuni alle malattie; e significa invertire l’attuale tendenza che impedisce non solo in Italia, di disporre di strumenti di conoscenza e di monitoraggio sistematico capaci di guardare oltre la pura contabilità degli eventi infortunistici”.

“Purtroppo la geografia e la configurazione del nostro tessuto imprenditoriale - ha rilevato il Presidente Fini - registra talvolta gravi inadempienze e ritardi culturali: mancata applicazione della normativa antinfortunistica, incapacità di assicurare efficienti e aggiornati programmi formativi per la prevenzione degli incidenti, salari non sempre adeguati al costo della vita, sottovalutazione del ruolo di denuncia dei sindacati”.

“A ciò - ha continuato - si aggiunga che gli incidenti non discriminano, essi colpiscono ugualmente lavoratori nazionali ed immigrati. Anzi, dal momento che i lavoratori extracomunitari sono più spesso assunti nell’economia sommersa, sono anche più a rischio. Chi lavora in nero, manca di formazione e spesso degli strumenti per proteggersi contro gli incidenti. E oggi, alla luce dei dati ufficiali, tra le categorie più a rischio troviamo in particolar modo i precari, anch’essi privati della formazione, e gli anziani sui quali pesano maggiormente condizioni di stress”.

“Nella situazione italiana che pure regisra nel 2008 una leggera diminuzione dell’infortunistica - ha ribadito - molto è stato fatto. Penso, da ultimo, al decreto legislativo n.81 del 2008 che attribuisce proprio all’Inail un maggiore ruolo per un nuovo sistema di sicurezza sociale ispirato al principio della responsabilità. Tuttavia molto resta da fare, in primo luogo nel Mezzogiorno, per garantire il rispetto delle norme sulla sicurezza dei luoghi di lavoro”.

“A questo riguardo, soprattutto ora che la crisi economica tende a favorire il ricorso al sommerso e, comunque, il lavoro irregolare - ha osservato Fini - occorre mettere la Pubblica Amministrazione nelle condizioni di poter fare di più, potenziando le relative risorse umane e strumentali così da assicurare il pieno rispetto della normativa sugli infortuni attraverso l’attuazione di costanti verifiche presso i luoghi di lavoro e non soltanto attraverso controlli di tipo documentale”.

“Sono sicuro - ha concluso Fini - che con il concorso di tutti, delle forze sociali, di tutte le componenti del mondo del lavoro, di tutte le istituzioni, potremmo garantire più alti livelli di prevenzione e di tutela, precondizione indispensabile per diventare un paese economicamente e socialmente più equilibrato e soprattutto maggiormente capace di garantire la dignità e quindi, la salute del cittadino che lavora”.


24/06/2009
 
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