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Inail, Italia non è la maglia nera europea
L’Italia non è affatto maglia nera in Europa quanto a infortuni sul lavoro. Almeno secondo l’ultima rilevazione resa disponibile da Eurostat, che tiene conto degli incidenti con assenze dal lavoro di almeno 4 giorni e non contempla gli infortuni in itinere (ovvero quelli sul percorso casa lavoro e viceversa). E’ quanto emerge dal Rapporto annuale dell’Inail. Nel 2006, ultimo anno disponibile, l’Italia ha infatti registrato un indice infortunistico pari a 2.812 infortuni per 100mila occupati, inferiore alla media delle due aree Ue (3.469 per l’area Euro e 3.013 per l’Europa a 15), collocandosi per tasso di incidenza al di sotto di importanti Paesi come Spagna, Francia e Germania.
Stesso discorso per gli infortuni mortali, dalla cui rilevazione l’Eurostat esclude quelli in itinere e quelli dovuti a incidenti stradali nel corso del lavoro, in quanto non registrati da tutti i Paesi. Anche in questo caso, infatti, con 2,9 decessi per 100mila occupati nel 2006 l’Italia, pur presentando un indice leggermente superiore alla media Ue, si pone al di sotto di grandi Paesi come Portogallo, Austria, Grecia, Spagna e Francia. E il dato risulta ancora più significativo se si tiene conto che - dal punto di vista delle morti sul lavoro - il 2006 rappresenta per il nostro Paese un anno sfavorevole e in controtendenza. C’è da considerare, peraltro, come il fenomeno si è poi sensibilmente ridimensionato, in virtù dei dati relativi ai casi mortali del 2007 e del 2008.
La raccomandazione che giunge dall’Europa, dunque, è quella di tenere conto dei differenti criteri di rilevazione adottati dai vari Paesi, utilizzando tassi di incidenza standardizzati. I criteri utilizzati, infatti, possono essere estremamente diversi e, da questo punto di vista, l’Italia appare tra i Paesi più completi. Per esempio, alcuni Paesi membri come Danimarca, Irlanda, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia, non disponendo di un sistema assicurativo specifico, non sono in grado di fornire dati completi ma presentano, come rileva Eurostat, “livelli di sottodichiarazione compresi tra il 30% e il 50% del totale”. Invece Danimarca, Irlanda, Paesi Bassi, Regno Unito e Portogallo non rilevano gli infortuni in itinere e, in particolare, Irlanda e Regno Unito neppure quelli stradali che si sono verificati durante l’attività lavorativa.
Altri Paesi escludono dalle rispettive statistiche i lavoratori autonomi in maniera totale (Belgio, Grecia, Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo, Irlanda) o parziale (Germania, Spagna, Austria, Finlandia). In altri casi, poi, vengono esclusi in tutto o in parte alcuni importanti comparti economici, come l’amministrazione pubblica, l’estrazione di minerali e parti del settore trasporti, magazzinaggio e comunicazioni. Importanti disomogeneità sono, infine, presenti nelle procedure di registrazione dei casi mortali: in Germania, per esempio, vengono presi in considerazione solo i decessi avvenuti entro 30 giorni dall’evento infortunistico, contro i 180 giorni italiani.
24/06/2009
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