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Ispesl, sempre più morti sul lavoro per arresto cardiaco
Sono 60.000 le persone che ogni anno muoiono per arresto cardiaco e la maggior parte dei decessi avviene durante il lavoro. È quanto emerge dai dati forniti in seguito al nuovo accordo tra l'Ispesl (Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro) e IRC (Italian Resuscitation Council), Gruppo Italiano per la Rianimazione Cardiopolmonare, associazione nata nell'ottobre del 1994 con lo scopo primario di diffondere la cultura e l'organizzazione della rianimazione cardiopolmonare in Italia.
L'Ispesl sottolinea i numeri del fenomeno: le morti per arresto cardiaco riguardano complessivamente 60.000 persone ogni anno in tutta Italia (1 ogni 1.000 abitanti; 1 ogni 8 minuti e 45 secondi). Buona parte di queste vengono colpite durante il lavoro. Secondo i dati forniti dal 118 di Bologna per ogni morto sul lavoro per causa traumatica ce n'e' almeno un altro che muore per arresto cardiaco in orario di lavoro. L'eta' media delle persone colpite e' compresa fra i 37 e 59 anni. Per questo Ispesl e IRC Comunita', Gruppo Italiano per la Rianimazione Cardiopolmonare hanno firmato un accordo per facilitare la diffusione capillare della cultura dell'emergenza e del Primo Soccorso efficace. L'obiettivo e' ridurre il numero dei morti sul lavoro, in particolare dei decessi avvenuti in seguito ad arresti cardiaci improvvisi, monitorando le diverse realta' lavorative interessate da questo fenomeno. Ispesl e IRC stanno lavorando insieme, sottolineando l'urgenza della modifica dei protocolli sanitari (per quanto riguarda il BLS, Basic Life Support) e l'introduzione del defibrillatore semiautomatico(DAE).
Il primo step sara' quello di distribuire razionalmente defibrillatori semiautomatici nel territorio. L'azione delle due istituzioni si rivolge così da una parte al mondo del lavoro e degli addetti alla sicurezza e dall'altra al mondo politico, intervenendo sui prossimi decreti ministeriali di adeguamento in materia di Primo Soccorso. Nei cantieri edili e nelle fabbriche metal meccaniche sono, infatti, sempre di piu' i casi in cui pur in presenza di testimoni, l'allertamento avviene in ritardo, rallentando così le manovre di soccorso, a causa della carente informazione riguardo al riconoscimento dei segni precoci e alle corrette modalita' di chiamata del 118. ''La normativa -sottolinea Bruno Papaleo, referente ISPESL del progetto- prevede che ci sia personale formato al Primo Soccorso nei luoghi di lavoro, ma la sensazione e' che questa formazione incida scarsamente sul fenomeno. Per questo ci stiamo impegnando in due direzioni: raccogliere dati sull'efficacia degli interventi e promuovere, anche presso i professionisti del settore, una formazione degli addetti basata sulle linee guida internazionali. In questa strategia di adeguamento e' fondamentale che ogni luogo di lavoro sia dotato di un DAE e di personale addestrato ad utilizzarlo''.
19/06/2009
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