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Samuelson, necessarie forme welfare pubblico per cittadini più vulnerabili in Usa
“Cresciuti in una cultura individualistica gli americani non amano il concetto di previdenza sociale (welfare state) e non usano questo termine. Ma non fatevi ingannare, negli Stati Uniti esiste e il suo futuro è precario. La bancarotta della General Motors è dovuta più a quella previdenza che alle cattive condizioni del capitalismo americano”. Così l’editorialista americano Robert J. Samuelson commenta, in un articolo apparso sul Sole 24 Ore, la situazione del welfare negli Stati Uniti. “A grandi linee - continua Samuelson - il welfare americano si divide in due parti: una fornita da aziende private, e l’altra dal governo. Entrambe sono assediate: le prime dalle pressioni competitive e il secondo dall’aumento del debito e dalle tasse”. E, come sistema di welfare privato negli stati Uniti, Samuelson indica la General Motors: “La General Motors - dice il giornalista - è un tipico esempio di una grande corporazione e al contempo di un sistema di welfare privato”. E con il fallimento della multinazionale di automobili, secondo Samuleson, è fallita anche l’idea di welfare che essa faceva propria: “Metaforicamente, la bancarotta di Gm segna il tramonto di questo modello. Il welfare aziendale - rimarca Samuelson - esiste tuttora, serve a richiamare e a trattenere lavoratori specializzati, ma la sua protezione contro l’insicurezza si assottiglia”. Samuelson ricorda i cambiamenti del Governo americano negli anni sui ‘pagamenti per gli individui’: “Dal 1960 il governo è radicalmente cambiato. All’epoca il 52% della spesa federale - ricorda Samuelson - era destinato alla difesa e il 26% ai ‘pagamenti per gli individui’, mentre nel 2008 questi ultimi rappresentavano il 61% e quelli per la difesa il 21%”. Un aumento rivolto, secondo Samuelson, principalmente agli anziani: “Social Security e Medicare (due programmi per gli anziani) fanno la parte del leone: 1 miliardo di dollari nel 2008. Sono welfare - dice Samuelson - anche se la maggio parte degli americani non li considera tali. Le provvidenze sono pagate principalmente dalle tasse correnti, il congresso può modificarle quando vuole, e quasi non ci sono ‘risparmi’ per quelle future. Che cosa sono – si chiede l’editorialista - se non welfare?”. Per Samuelson, le diverse forme di assistenza riconducibili a ‘welfare’ negli Stati Uniti sono ormai diventate insostenibili per il sistema economico del Paese. “Non ci stiamo indebitando - scrive - per finanziare investimenti nel futuro, ma per pagare il welfare di oggi, i consumi attuali. Prima o poi - sottolinea il giornalista - quel debito enorme indebolirà l’economia, non sarebbe neppure auspicabile pagare con nuove tasse tutte le promesse previdenziali”. Samuelson lancia quindi una proposta: “La cosa sensata da fare - conclude l’editorialista - sarebbe di stabilire le forme di welfare pubblico necessarie per proteggere i cittadini più vulnerabili, e cominciare a tagliare le altre”.
23/06/2009
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