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Inca Cgil, lavoro a tempo pieno solo per una donna disabile su 3

Le donne, in fatto di discriminazione, devono fare i conti anche con la disabilità. Secondo una ricerca realizzata per conto della Commissione europea, diffusa dall’Inca Cgil in occasione della tavola rotonda ‘Donne contro i razzismi e le discriminazioni’, la disabilità è considerata come il terzo fattore di discriminazione, dopo l’origine etnica e l’orientamento sessuale. Lo pensa, infatti, il 68% della popolazione italiana e il 53% di quella europea. Esempi di discriminazione sono la presenza di barriere architettoniche o tecnologiche che impediscono l’accesso a un mezzo di trasporto o a un edificio a una persona in carrozzella, oppure impedisce a una persona non vedente l’accesso alla lettura di testi fondamentali.

Sul fronte del lavoro, l’82,3% degli occupati disabili ha un contratto a tempo indeterminato e la maggior parte è impiegata nel settore privato profit (56,1%). Fra le donne, secondo dati Istat elaborati dall’Inca Cgil, la quota di quante lavorano a tempo pieno è nettamente inferiore: il rapporto è di una ogni tre disabili. Tra gli occupati, nel 62,4% dei casi l’insorgenza della disabilità è precedente all’inserimento nell’attuale lavoro, mentre nel restante 37,6% dei casi è insorta successivamente. Tra le persone con disabilità insorta prima dell’attuale lavoro, coloro che hanno ottenuto un contratto di lavoro a tempo indeterminato sono meno (75,8%) rispetto alle persone con disabilità insorta successivamente (94,5%).

Anche per quel che riguarda il tipo di rapporto di lavoro, si riscontra uno svantaggio per le persone la cui disabilità è insorta prima dell’attuale lavoro. Fra queste ultime, la quota di lavoratori full time scende al 74,2%, contro il 90,9% di quanti sono stati colpiti da disabilità solo dopo l’inserimento nell’attuale lavoro. Le persone con disabilità, in Italia, sono occupate prevalentemente alle dipendenze come impiegato o intermedio (37%) e come capo operaio o operaio (37%), mentre l’11% svolge un lavoro autonomo. Per trovare il posto, le persone con disabilità nel 30,9% dei casi si sono avvalse dell’aiuto di parenti o conoscenti, il 20,1% ha partecipato a un concorso pubblico, il 17% ha fatto ricorso a un centro per l’impiego e il 16,2% ha risposto ad annunci e inviato il curriculum.

Il ricorso a un centro per l’impiego è prevalente tra le persone con insorgenza della disabilità precedente all’inserimento nell’attuale lavoro (22,4% a fronte dell’8,1% osservato tra coloro con insorgenza successiva). Circa la metà delle persone con disabilità occupate ha avuto più di un’esperienza di lavoro. Tra quanti hanno cambiato lavoro, il 19,2% lo ha fatto a causa di un peggioramento delle proprie condizioni di salute.

Per quanto riguarda le difficoltà incontrate nel corso dell’esperienza lavorativa, il 91,6% degli occupati dichiara di non essere stato scoraggiato a lavorare da familiari o amici e il 90,3% di non temere l’isolamento sul posto di lavoro da parte dei colleghi. Il 17,5%, inoltre, riferisce di aver ricevuto offerte di lavoro incompatibili con le proprie condizioni psicofisiche.


24/03/2009
 
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