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Con welfare inclusivo più opportunità in studi e lavoro
Portare avanti gli studi, scegliere un lavoro che piace ed entrare nel mercato dell’occupazione è più facile se si ha alle spalle una famiglia con un reddito elevato. Ma non solo. Infatti, la propensione dei genitori a investire sul futuro dei propri figli dipende anche dalle politiche di sostegno e quindi dal grado di inclusività del sistema di welfare. E’ quanto emerge da un’indagine sulla mobilità intergenerazionale commissionata dal ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali all’Università di Milano.
Lo studio è stato presentato durante la prima delle 'Giornate della ricerca sociale', promosse dal ministero. Un’iniziativa studiata per confrontarsi sulla conoscenza dei fenomeni sociali e del loro mutamento, sulle condizioni di vita delle persone, delle famiglie e delle comunità, sulla capacità delle politiche pubbliche di intervenire per il loro miglioramento. Con questa prima edizione, il ministero intende infatti sperimentare un appuntamento che diventerà annuale, proprio per condividere con studiosi, operatori del settore e amministratori l’avanzamento dei percorsi di studio e ricerca nel campo delle politiche di inclusione sociale. L’obiettivo è quello di contribuire a creare una vera e propria ‘infrastruttura’ per le future politiche sociali del paese, promuovendo un confronto fondato sull’analisi delle grandi trasformazioni in campo nella società italiana.
E proprio a un tema ‘trasversale’ alle politiche sociali, come la mobilità intergenerazionale, è stato dedicato il primo dibattito. Lo studio presentato rileva, quindi, che il reddito della famiglia di origine, ma anche fattori ‘immateriali’ come l’atteggiamento di resistenza ad accollarsi il rischio di investire, possono rappresentare degli ostacoli per le scelte scolastiche. E il reddito familiare condiziona negativamente anche la probabilità di non-assolvimento dell’obbligo scolastico, fenomeno che si rafforza tra l’altro in presenza di nuclei con capofamiglia straniero. Ma il ruolo della famiglia si estende anche al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro: il ricorso alla rete familiare è relativamente più frequente da parte di persone di elevata estrazione sociale, soprattutto tra i laureati.
“Dal confronto internazionale emerge che i sistemi di welfare sembrano essere rilevanti nella trasmissione intergenerazionale di modelli di successo: laddove non ci sono sistemi di supporto e’ difficile che le famiglie investano”, spiega a LABITALIA Raffaele Tangorra, direttore generale per l'inclusione, i diritti sociali e la Csr (responsabilità sociale d'impresa) del ministero del Lavoro, che coordina l'iniziativa delle 'Giornate della ricerca sociale'. “E i risultati - sottolinea - appaiono differenziati tra i sistemi nordici e quelli mediterranei, segno di un effetto della maturità del sistema di welfare. Infatti, un welfare più inclusivo aiuta a ridurre la diseguaglianza di opportunità legate al background familiare”.
“Questo vale per i diversi momenti della vita, dalla scelta degli studi all’accesso al mercato del lavoro: il background familiare e in particolare la situazione reddituale della famiglia di origine - prosegue Tangorra - svolge un ruolo importante nell’accrescere le opportunità di scegliere il tipo di studi e di accedere al mondo del lavoro. E’ quanto si riscontra, per esempio, nel campo di professioni quali l’ingegnere o l’architetto, dove, seppure non vi sia un’elevata barriera all’ingresso, tuttavia la rete familiare ha un ruolo enorme. Allo stesso modo - conclude - i soggetti che più facilmente abbandonano la scuola appartengono spesso a famiglie con un basso reddito”.
Tangorra illustra, quindi, le finalità delle ‘Giornate’: “Questa iniziativa nasce dall’idea di base che nel settore dell’inclusione e delle politiche sociali manca un sufficiente livello di analisi, che possa contribuire alle decisioni politiche ma che sia anche al servizio della comunità, degli amministratori locali, degli operatori di un settore dove c’è una molteplicità di attori protagonisti. Dunque -sottolinea - puntiamo ad avviare un percorso di ricerca rigorosa su temi sensibili, da mettere a disposizione di un pubblico più vasto, in un’ottica sperimentale: questa, infatti, è una prima edizione e, se funzionerà, diventerà un appuntamento fisso. Non solo. Questi temi saranno ripresi e approfonditi in occasione di altri eventi di carattere nazionale che dedicheremo alle politiche per la disabilità, per l’infanzia e all’inclusione sociale”.
22/06/2009
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