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Livorno, comune e provincia in campo per raffineria Eni

“Noi, sulla questione della raffineria dell'Eni, chiediamo una cosa molto semplice: un tavolo per discutere del futuro di un impianto produttivo che impiega 500 persone, mille con l'indotto, e che anche nel 2008 ha dato un utile positivo all'Eni”. Così Alessandro Cosimi, sindaco appena riconfermato di Livorno, commenta con LABITALIA, in occasione dello sciopero generale di 8 ore di tutte le aziende italiane del settore chimico-farmaceutico e del Gruppo Eni (chimica, estrazione, raffinazione, gas), la situazione dell'impianto di raffinazione Eni di Livorno, per il quale Eni ha presentato una manifestazione d'interesse per la dismissione o per l'entrata di un socio.

“Noi abbiamo scritto una lettera ad Eni - spiega Cosimi - per chiedere informazioni su questa manifestazione d'interesse, che è stata presentata attraverso Bank of Scotland, e di cui abbiamo scoperto l'esistenza navigando su Internet. Non abbiamo ricevuto risposte - sottolinea Cosimi - e quindi ci siamo rivolti all'ufficio relazioni istituzionali di Eni, che inizialmente ci ha assicurato che entro fine maggio avremmo saputo qualcosa in più sulle offerte pervenute per l'impianto, e poi ha spostato il termine a fine luglio”.

Le esigenze delle istituzioni locali sono condivisibili, spiega Cosimi: “Noi abbiamo collaborato con Eni quando era necessario per il territorio - ricorda - e adesso vogliamo sapere se resterà Eni o se ci saranno nuovi proprietari della raffineria, che intenzioni hanno, quali investimenti puntano a fare, insomma quale futuro ci sarà per un sito produttivo che, tra l'altro, occupa anche 300-400 metalmeccanici per la manutenzione”. Prima si discute del destino della raffineria, sottolinea Cosimi, poi dell'intera area su cui ricade, che si estende per circa 2 milioni di metri quadri. “Noi prima di tutto vogliamo parlare del futuro della raffineria - dice Cosimi - e dopo si potrà discutere dell'intera area, su tempi, modi e quantità”. Sull'intera vicenda, sottolinea Cosimi, “pesa il silenzio del governo”.

In campo per la raffineria anche la provincia di Livorno. “Nelle sue scelte, l'Eni deve confrontarsi con il territorio. E' un problema di responsabilità che riguarda tutte le aziende, ma in particolare una multinazionale come l'Eni che gode certamente di buona salute e che ha, verso questo territorio, una grande responsabilità”, commenta con LABITALIA il presidente della provincia di Livorno, Giorgio Kutufà. “Quello dell'Eni - ricorda il presidente della provincia - è uno stabilimento presente da oltre 70 anni a Livorno, dove ha creato non pochi problemi di impatto ambientale. Ma il nostro territorio ha superato queste criticità in un'ottica di investimenti e di occupazione. Di qui la grande responsabilità dell'azienda rispetto al territorio”.

“Dunque, eventuali decisioni nel senso di un disimpegno del sito - avverte - non possono essere prese senza coinvolgere gli enti locali e, per questo, come provincia ci stiamo coordinando con le altre amministrazioni locali interessate e con i sindacati. Chiediamo, in particolare, che venga rispettata la scadenza di luglio, promessa a suo tempo, per discutere della vicenda. E sollecitiamo il governo ad adottare una politica industriale che supporti un settore che ha già avuto un forte ridimensionamento”.


22/06/2009
 
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