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Ugl, confronto a tutto campo su precarietà

Come contrastare il precariato nel mondo del lavoro e dare risposte alle esigenze dei lavoratori e, specialmente, alle nuove generazioni? Se ne è discusso a Roma durante il convegno di studio dedicato ai quadri dell’Ugl ‘Contro la precarietà: contratto unico, flexicurity o statuto dei lavori?’, promosso dal sindacato di via Margutta. All’incontro, moderato dalla giornalista de ‘Il Riformista’ Tonia Mastrobuoni, hanno partecipato: l’economista Tito Boeri, il senatore del Pd Pietro Ichino e Michele Tiraboschi, docente presso l’università di Modena e Reggio Emilia. A concludere i lavori, il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini. Un fenomeno, quello del precariato, che, secondo uno studio realizzato da Tito Boeri e Pietro Garibaldi, raggiungerebbe in Italia cifre molto più alte rispetto a quelle ufficiali. “Nel nostro Paese - spiega Boeri - abbiamo 3 milioni e 845mila lavoratori atipici o duali e quindi siamo vicini alla soglia dei 4 milioni”. Per l’economista che, sempre con lo stesso Garibaldi, si è fatto promotore di un nuovo modello per il mercato del lavoro, è necessario intervenire per “fermare la cronicizzazione del precariato nel nostro Paese”.

 “Abbiamo stilato tre proposte - dice Boeri - per fermare questo fenomeno e intervenire su tutti gli aspetti del mercato del lavoro: contratto unico di lavoro, salario minimo nazionale e sussidio unico di disoccupazione”. E sul salario minimo, secondo Boeri, i sindacati non devono preoccuparsi. “Non si deve dire – chiarisce - che questo è un intervento che ‘espropria il sindacato’, perchè al di sopra della soglia base pattuita, questo ha tutti i margini per poter trattare”. Anche per il senatore Pietro Ichino, primo firmatario in Parlamento di una proposta di legge sulla flexicurity, è necessario intervenire sui diversi aspetti del mercato del lavoro. “La mia proposta – spiega - si colloca in un orizzonte di riforma più lungo rispetto a quello di Boeri. Punta – aggiunge - a realizzare quella che nei Paesi nordici è chiamata flexicurity e cioè di coniugare il massimo possibile di flessibilità delle strutture produttive con il massimo possibile di sicurezza dei lavoratori nel mercato del lavoro”.

 La proposta di Ichino e’ quella di attivare una sperimentazione della flexicurity. ‘’Propongo di sperimentarla - dice il senatore Pd - li’ dove ci sono le condizioni per farlo con successo, vale a dire in aziende e imprese che possano offrire, in caso di licenziamento, garanzie di tipo ‘danese’ ai lavoratori. Questo nuovo regime – avverte - si applicherebbe solo ai nuovi assunti, con le aziende che stipulano, con uno o piu’ sindacati, un nuovo tipo di contratto collettivo, denominato ‘contratto di transizione al nuovo sistema di protezione del lavoro’”. Un sistema, quello di Ichino, che ha già trovato l’approvazione di 75 imprese che sarebbero disposte ad attuarlo. “Il sistema – prosegue - prevede l’istituzione di un’Agenzia cui le aziende affidano la gestione dell’assicurazione contro la disoccupazione e dei servizi di riqualificazione e assistenza nella ricerca del nuovo posto di lavoro per i lavoratori licenziati”.

Michele Tiraboschi, gia’ allievo di Marco Biagi, sottolinea che “oggi il principale problema non è ‘la riforma delle riforme’, bensì innalzare il tasso di occupazione regolare, contrastando il sommerso che è troppo alto”. Tiraboschi quindi commenta la proposta ‘danese’ di Ichino: “Mi piace l’idea della sperimentazione – spiega - ma sono più scettico sulla riuscita dei modelli nord-europei nel nostro Paese”. Tiraboschi ricorda anche che alcune delle proposte contenute nel ‘nuovo contratto’ di Ichino erano presenti nella Legge Biagi e non hanno trovato attuazione. “Per combattere il precariato - sostiene- non si deve intervenire al momento dell’entrata del giovane nel mondo del lavoro, cosa che purtroppo nel nostro Paese avviene intorno ai trent’anni, ma creare percorsi di transizione fra scuola, università e mondo del lavoro, puntando sull’apprendistato che è il vero ‘contratto unico’”.

A concludere il convegno il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini, che sottolinea l’esigenza per il sindacato di seguire i cambiamenti che avvengono nel mondo del lavoro. “Credo che la proposta del senatore Ichino - dice Polverini - non sia immediatamente realizzabile, visto l’alto costo fiscale che comporterebbe per le imprese, con il conseguente innalzamento del costo del lavoro che è già di per sé alto”. E anche sull’ipotesi del salario minimo lanciata da Boeri, Polverini esprime dei dubbi: “Con il salario minimo rischiamo di creare un altro ‘minimo’ per altri sistemi di welfare e questo non va bene”. Per il segretario dell’Ugl, infatti, c’è l’esigenza di “creare un sistema che metta le persone in gioco, in modo da accompagnarle nella ricerca del lavoro, magari di tutta la vita, che nonostante tutto è ancora la mia idea”. Polverini interviene poi sulla questione degli ammortizzatori sociali: “Di ammortizzatori sociali – spiega - parliamo fin dal 1996, ma da allora il mondo intorno a noi è cambiato e non siamo riusciti nè a cogliere i cambiamenti che stavano avvenendo nè a intervenire durante o dopo di essi”. Per il segretario Polverini, le riforme sono comunque una necessità da affrontare: “Concordo con il ministro Sacconi – osserva - sul fatto che durante una crisi economica non sia il caso di fare delle riforme perchè i dati sono falsati. Ma se e’ vero come e’ vero – aggiunge - che abbiamo toccato il fondo di questa crisi, e’ anche vero che, senza fare interventi, ci lasceremo probabilmente alle spalle questa situazione senza che nulla sia cambiato”. Polverini sottolinea che uno dei motivi che rallentano l’entrata dei giovani nel mondo del lavoro è l’abbandono progressivo, avvenuto in questi anni, delle scuole professionali. “Se dobbiamo ricollegare il sistema di istruzione con il mondo del lavoro – conclude - è da lì che dobbiamo ripartire”.


19/06/2009
 
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