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Il 49,4% degli under 11 ha sentito parlare di lavoro minorile
Il 49,4% dei minori tra i 7 e gli 11 anni ha sentito parlare di lavoro minorile; a non sapere di cosa si tratti e' invece il 39,7%, a cui si aggiunge una percentuale del 10,9% di coloro che non sono in grado di rispondere alla domanda. Sono alcuni dei dati contenuti dall'indagine campionaria condotta da Eurispes e Telefono Azzurro e diffusa in occasione della conferenza stampa al ministero del Welfare, alla vigilia della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile. In base all’età degli intervistati, si riscontra una netta distanza (23,1%) tra i minori compresi nella fascia 7-9 anni e quelli di età tra i 10 e gli 11 anni. Solo il 39,2% dei primi ha avuto notizia del fenomeno, contro il 62,3% dei più grandi.
E’ possibile, si legge nella ricerca, che fra le conoscenze di questi ultimi ci siano coloro che cominciano a svolgere qualche mansione che li impegni oltre l'obbligo scolastico. Ad essere consapevoli che il lavoro minorile è una realtà che riguarda anche i Paesi più sviluppati è il 38,1% del campione. Tuttavia, il 30,4% ritiene che si tratti di qualcosa che è relativa esclusivamente agli Stati che hanno una condizione economica sfavorevole. Il 72% dei bambini sostiene di non conoscere loro coetanei con meno di 14 anni che svolgono un’attività lavorativa, contro il 19,5% a cui è capitato di incontrarne.
La distribuzione del dato in base all’area geografica di appartenenza dei baby intervistati, rileva che, in tutta la penisola, coloro che rispondono ‘no’ alla domanda ‘Conosci ragazzi con meno di 14 anni che lavorano?’ sono abbastanza omogenee (Nord-Ovest 74%, Nord-Est 73% e Centro 76,7%). La conoscenza di minori impiegati in un lavoro aumenta nel Sud (21,6%) e nelle Isole (20,6%). A conferma, continua l’indagine, di un possibile maggiore contributo dei più piccoli alle finanze familiari nell’area economicamente più svantaggiata del Paese.
Sempre secondo un’indagine campionaria condotta da Eurispes e Telefono Azzurro, il 62,6% degli adolescenti tra i 12 e i 19 anni è consapevole che quella del lavoro minorile è una realtà diffusa anche nei paesi sviluppati. Solo il 18,3% ritiene che sia un fenomeno circoscritto ai paesi in via di sviluppo. In base all'eta' degli intervistati, tra gli adolescenti tra i 12 e i 15 anni, è diffusa l'idea che il lavoro minorile sia un fenomeno che appartiene solo ai paesi in via di sviluppo (22,9% contro il 13,9% dei ragazzi più grandi). Tra essi, inoltre, c’è un'alta percentuale che non è in grado di rispondere alla domanda (30,9%). Il campione tra i 16 e i 19 anni afferma, invece, di sapere che questa realtà è presente anche in paesi ricchi (77,4%). Solo il 25,5% dichiara di conoscere loro coetanei con meno di 14 anni, contro il 64,8% che dichiara di non conoscerne nessuno.
Per quanto riguarda l’area geografica di appartenenza del campione, il Sud è quella in cui si concentra la maggior parte dei ragazzi che afferma di avere conoscenti con meno di 14 anni che lavorano (42,8%). Complessivamente, il Nord non supera il 37,7% (di cui il 19,9% nel Nord-Ovest e il 17,8% nel Nord-Est) di chi risponde allo stesso modo alla domanda. L’indagine rileva, inoltre, l'alta percentuale di non rispondenti riscontrata nei ragazzi delle Isole (52,1%), che testimonia una carenza nella conoscenza del fenomeno.
Sono state 5.413 le situazioni di emergenza che hanno coinvolto bambini e adolescenti e che hanno interessato il servizio ‘114 Emergenza Infanzia’, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2006 e il 20 maggio 2009. Il servizio ‘114 Emergenza Infanzia’ fornisce, a chiunque si trovi sul territorio nazionale, assistenza psicologica, nonche' consulenza psicopedagogica per situazioni di emergenza che possono nuocere allo sviluppo psicofisico di bambini e adolescenti e fornisce i necessari collegamenti con le strutture territoriali competenti in ambito sanitario, sociale e di sicurezza.
Si tratta di una linea telefonica di emergenza istituita nel 2002, la cui gestione è stata affidata in via sperimentale a Telefono Azzurro. L'accessibilità è garantita 24 ore su 24 per tutti i giorni dell'anno, senza oneri per il chiamante e con addebito della telefonata a carico del 'servizio universale'. La gestione del servizio 114, a seguito di un bando pubblico, e' stata affidata a Telefono Azzurro per tre anni e successivamente rinnovata a seguito di un ulteriore bando per altri tre anni, fino al 31 dicembre 2009. La tipologia di emergenza prevalente per cui il 114 è stato chiamato a intervenire è relativa alle situazioni di accattonaggio, nell’8% dei casi: sono minori, spesso di nazionalità straniera, cui nessuno provvede o che fin da piccoli sono costretti e coinvolti nella ricerca di un sostentamento per la famiglia; si tratta pertanto di un’infanzia trascurata e sfruttata.
Degno di nota il valore che riguarda la violenza di cui i bambini e gli adolescenti sono testimoni all'interno della famiglia (conflittualità tra componenti del nucleo familiare o violenza domestica: 7,9%) mentre altre rilevanti motivazioni che inducono a contattare il servizio riguardano i casi di violenza di cui il bambino e' vittima diretta (abuso fisico 7,6%, abuso psicologico 5,6%, abuso sessuale 3,1% e patologia della cura 2,7%).
Accanto alle situazioni emergenziali, il 114 gestisce un ampio insieme di ‘altre problematiche’: in questa macroarea rientrano una serie di categorie che definiscono l’esistenza di un disagio del bambino-adolescente (come ad esempio ‘disagio emotivo-psichico’ e ‘disturbo fisico’) o della sua famiglia e che possono richiedere un intervento e un'attivazione da parte del servizio. Si tratta pertanto di situazioni rilevanti che richiedono un'attenta valutazione da parte degli operatori per comprendere il percorso di gestione e attivazione più idoneo.
11/06/2009
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