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Je accuse di Tremonti alle banche, sì degli imprenditori
Il sistema imprenditoriale italiano, interpellato da LABITALIA, concorda con il ‘je accuse’ lanciato dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, al mondo bancario. Secondo Tremonti le banche “fanno finanza fine a se stessa, infatti aumenta la raccolta ma non gli impieghi alle imprese. Aumentano invece gli impieghi finanziari”. “Già da molto tempo la Cna - dice il segretario generale Sergio Silvestrini - ha lanciato un serio allarme sulle difficoltà di accesso al credito per l’artigianato e le piccole e medie imprese, quando ancora nè il governo nè le stesse banche rilevavano l’esistenza del problema”.
“E’ molto importante - spiega - continuare a sollecitare l’attuazione di politiche volte a ripristinare il normale sistema di credito, in una fase in cui l’avversa congiuntura economica e l’allungamento dei tempi di incasso dei crediti commerciali mettono a repentaglio la sopravvivenza di molte di quelle imprese che sinora hanno resistito strenuamente contro ogni criticità, cercando prima di tutto di salvaguardare i livelli occupazionali”.
Per il presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini, “proprio in questa difficile congiuntura, anche le banche dovrebbero trovare il coraggio di osare di più, come i nostri piccoli imprenditori sanno di dover comunque fare, contando soltanto sulle proprie forze per reagire alla crisi”. Secondo Confartigianto, per le imprese italiane l’alto costo del denaro non è un fenomeno legato soltanto alla crisi. Guerrini fa riferimento a una rilevazione dell’Ufficio studi di Confartigianato, dalla quale emerge che, anche nel lungo periodo, addirittura da gennaio 2006, i tassi medi applicati dalle banche italiane sui prestiti alle imprese sono più elevati rispetto alla media dell'area euro.
L’indagine considera i tassi relativi ai prestiti alle società non finanziarie applicati alle consistenze in essere (pubblicati sul Bollettino mensile della Banca centrale europea) e calcola il tasso medio ponderato con lo stock di prestiti per le diverse scadenze. Risultato: tra gennaio 2006 e marzo 2009, i maggiori oneri finanziari pagati dal sistema delle imprese italiane rispetto ai competitor europei ammontano a 7.084 milioni di euro, pari a un maggior onere di 2.180 milioni all'anno. Secondo questa analisi, anche a marzo 2009 il tasso medio pagato dalle imprese italiane supera di 11 punti base (0,11%) il tasso medio pagato dalle imprese nell’area euro. Questo divario si accentua, arrivando a 42 punti base (0,42%), per i prestiti fino a 1 anno.
“Questa differenza nei tassi praticati sui prestiti alle imprese - conclude il presidente di Confartigianato - è un indicatore dell'ancora troppo scarsa concorrenzialità del sistema bancario italiano”.
“Per dare slancio alla ripresa il credito rappresenta una linfa vitale”. E’ quanto afferma il presidente Confcooperative Luigi Marino, commentanto le dichiarazioni del ministro Tremonti. “Credo -spiega - che i margini di miglioramento siano ampi, dal momento che come rileva la nota congiunturale del nostro centro studi: il 42% delle cooperative nel Mezzogiorno riceve richieste di rientro, il 25% (se sempre al Mezzogiorno) si vede respingere il credito, mentre a livello nazionale una cooperativa su tre lamenta un aumento del tasso di interesse applicato e il 32,3% denuncia un aumento significativo dei tempi di attesa”.
“L'irrigidimento del sistema di accesso al credito - rimarca Marino - non rappresenta un freno alle politiche di sviluppo e di ripresa. E a pagarne le spese ci sono, soprattutto, le imprese di piccola e micro dimensione che rischiano di veder annullate le possibilità di ripresa e di uscita dalla recessione”.
“Dobbiamo dire basta alla tirannia delle banche”. Così il presidente di Confindustria Calabria, Umberto De Rose commenta le dichiarazioni del ministro Tremonti. “Sono d’accordo con Tremonti - rimarca - anche perchè queste cose noi le diciamo da un anno e mezzo. Nel Mezzogiorno, soprattutto in Calabria, il sistema bancario non assiste le imprese, anzi con la crisi economica assistiamo ad una vera e propria chiusura del credito. Basti pensare che 4 imprese su 6 non riescono a chiedere credito”. “Le banche - osserva De Rose - hanno utilizzato i ‘Tremonti bond’ esclusivamente per i loro bilanci e non certo per aiutare il sistema imprenditoriale. Se continua così molte aziende saranno costrette a chiudere i battenti, a ciò si aggiunge anche che quel poco di credito che si fa viene concesso solo alle grandi imprese, con la conseguente esclusione delle piccole imprese da qualsiasi forma di finanziamento”.
Per il presidente di Confindustria Calabria “il governo dovrebbe imporre determinati comportamenti per incentivare il sistema imprenditoriale territoriale”. “Le banche - conclude - non possono limitarsi a fare solo la raccolta. Il sistema deve affrancarsi dalla lobby delle banche che condiziona tutti”.
“Condivido pienamente lo stimolo del ministro Tremonti”. Così il presidente di Confindustria Lombardia, Giuseppe Fontana. “Le imprese - sostiene - hanno uno straordinario bisogno di credito per contrastare gli effetti della crisi. Sono anche certo che il sistema bancario italiano saprà fare in modo che la liquidita' immessa nel sistema giunga alla sua naturale destinazione, che è l’economia reale”. “Per parte nostra - conclude Giuseppe Fontana - continueremo a svolgere un attento monitoraggio per assicurare la massima fluidità nei rapporti banca impresa”.
27/05/2009
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