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Dieci anni fa l’omicidio Massimo D’Antona

Sono già passati dieci anni, da quel 20 maggio del 1999, quando Massimo D’Antona consigliere del ministero del Lavoro fu assassinato dalle Brigate Rosse mentre usciva da casa. Era un professore di riconosciuto prestigio che aveva messo la sua competenza e la sua esperienza al servizio dello Stato. A Roma il ‘Convegno in ricordo di Massimo D’Antona’ è in corso presso il Centro Congressi, facoltà di Scienze della Comunicazione Sapienza Università di Roma, è stato organizzato dalla Consulta Giuridica della Cgil, insieme alla Rivista Giuridica del Lavoro, e con la collaborazione della Sapienza. All’evento partecipano anche Piergiovanni Alleva, Amos Andreoni, Roberta Bortone, Umberto Carabelli, Mimmo Carrieri, Raffaele De Luca Tamajo, Guglielmo Epifani, Giuseppe Ferraro, Maurizio Franzini, Franco Scarpelli, Tiziano Treu e Lorenzo Zoppoli.

Catania commemora il giuslavorista con un’iniziativa, in programma da domani, 21 maggio al sabato 23, sotto l’alto patronato del presidente della Repubblica, nel corso del congresso dell’Associazione italiana di diritto del lavoro e della sicurezza sociale. Nel capoluogo etneo, nei giorni della commemorazione di D’Antona saranno presenti fra gli altri diverse personalità quali Franco Bassanini, Pietro Ichino, Tiziano Treu e la moglie dello stesso D’Antona, Olga Di Serio.

“Ricordiamo ogni anno il professore D’Antona - ha detto oggi il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi - per le opere che ci ha lasciato che sono straordinariamente attuali. Ricordiamo che quando D’Antona è stato assassinato la società pensava che il fenomeno del terrorismo fosse stato sradicato ma non è stato così. Per questo anche adesso dobbiamo tenere alta la guardia”.

“Per le vittime del terrorismo legate al mondo del lavoro - ha aggiunto Sacconi- come Ezio Tarantelli, Giuseppe Taliercio e Walter Tobagi stiamo individuando dei percorsi all’interno di edifici e strutture della previdenza sociale”. Per il ministro bisogna “mantenere alto il monito nei confronti del terrorismo ideologizzato. In nessun altro paese questo fenomeno è durato quarant’anni. Oggi - ha rimarcato - non ha più la capacità organizzativa di un tempo ma ci sono dei pulviscoli che si concentrano su soggetti indifesi”.

Ma chi era Massimo D’Antona? Uno studioso, il sindacato, uno stile di relazioni fra intellettuali e governo, un progetto di modernizzazione dello Stato e del welfare. Il 20 maggio è l’anniversario dello Statuto dei lavoratori (1970), una conquista di civiltà che segnò profondamente l’assetto dei rapporti sindacali e politici del nostro paese. Vinse nel 1980 la cattedra di diritto del lavoro, con un’opera di altissimo livello, ‘La reintegrazione nel posto di lavoro’, che resta un modello di ricerca e di analisi per i giuristi che hanno a cuore la ‘effettività’ - come diceva lui stesso - degli interventi legislativi in materia di lavoro.

Nelle Università di Catania, di Napoli e, infine, di Roma, è stato da tutti stimato e apprezzato per il rigore del suo metodo e la problematica profondità del suo insegnamento. Il suo lavoro scientifico è noto non solo agli studiosi, ai lettori e agli operatori del diritto sindacale, ma anche a quelli del diritto amministrativo, avendo egli contribuito in maniera determinante al processo di ‘privatizzazione’ del pubblico impiego.

Nella Consulta giuridica e nell’Ufficio legale della Cgil, nelle sedi unitarie di dibattito sui problemi giuridici dell’occupazione e del lavoro, il suo maggiore impegno è consistito nella ricerca di percorsi e di soluzioni che connotassero il sindacato come soggetto della trasformazione e dell’innovazione. La privatizzazione ‘piena’ del pubblico impiego resta la sua realizzazione più compiuta sul versante normativo. Sostenne poi l’elaborazione del ‘testo unico sul lavoro pubblico’, che figura come specifico obbligo di legislazione delegata nella legge n. 50 del 1999.

L’ultimo impegno di Massimo D’Antona è stato per il Patto sociale e il Piano dell’occupazione, dove pure è riuscito ad introdurre la cultura nuova dell'unità delle regole fra privato e pubblico, con il ministero del Lavoro ricondotto al ruolo di ‘amministrazione delle politiche del lavoro’.


20/05/2009
 
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