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‘Mannaggia la miseria’ racconta i ‘nuovi schiavi’ in agricoltura
Un viaggio tra i nuovi ‘schiavi’ dell’agricoltura, gli immigrati, su e giù nei campi della Piana del Sele in provincia di Salerno, tra miseria, privazioni e solidarietà tra poveri. E’ ‘Mannaggia la miseria - Storie di braccianti stranieri e caporali nella Piana del Sele’, libro-racconto di Anselmo Botte per Ediesse, con la prefazione del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, sullo sfruttamento degli immigrati in agricoltura. Il titolo del libro, ‘Mannaggia la miseria’, con l’accento sulla seconda ‘i’, nasce da un'imprecazione ricorrente tra i 700 immigrati marocchini che vivono nel ‘ghetto’ di San Nicola Varco, un mercato ortofrutticolo abbandonato nel cuore della piana del Sele, a due passi da Salerno. Un mercato in cui non si vendono piu' i prodotti della terra, ma braccia umane.
“Mi occupo di immigrazione da molto tempo - racconta a LABITALIA l’autore Anselmo Botte, laurea in sociologia e membro della segreteria confederale della Cgi di Salerno - e insieme ad altri ho fatto le prime ricerche sul fenomeno in Campania, realizzando convegni sullo sfruttamento degli stranieri in agricoltura. Ma per far emergere la gravità della situazione - sottolinea il sindacalista - ho pensato di descriverla in un libro”. Il libro, diviso in due parti, racconta, in prima persona, due giornate-tipo di altrettanti immigrati ‘inventati’ da Botte, Bouchaib Hassan e Mahfoud Aziz. “Ho pensato di descrivere in questo modo -spiega l’autore - quelle che sono esperienze di tutti gli immigrati, raccontando una giornata estiva e una invernale”. Estate o inverno i luoghi del racconto sono gli stessi: i campi, dove gli immigrati raccolgono frutta e ortaggi per pochi euro, e il ‘ghetto’ di San Nicola Varco, tra baracche senza né luce nè acqua. Tra degrado e sofferenze, le loro ‘calde’ giornate passano a stretto contatto con i ‘caporali’, sempre di più anche loro immigrati, in Italia da 15-20 anni, ma non per questo meno violenti di quelli meridionali che spadroneggiavano nei latifondi 50 anni fa. “Il caporale - racconta nel libro Bouchaib Hassan, alias Anselmo Botte - ha un unico progetto in testa: racimolare una cifra che gli permetta di costruirsi una grande casa in Marocco, finire di lavorare e godersi la famiglia in pace. Guai a chi cerca di ostacolare i suoi disegni. Sa essere molto spietato e brutale e fa un lavoro che costa pochissima fatica, alle nostre latitudini non esiste”.
Nonostante povertà, sfruttamento e condizioni di vita disumane, gli immigrati hanno sviluppato una comunità inconsapevole di essere diventata tale, come dice Botte: “Pur vivendo in condizioni drammatiche – sottolinea - cercano di darsi una loro dignità e hanno realizzato nel ‘ghetto’ una moschea, dei bar e dei panifici”. Uno spirito di solidarietà che ha colpito anche Guglielmo Epifani, in occasione della sua visita al ‘ghetto’ di San Nicola Varco il 13 ottobre 2007. “La solidarietà, che è l’humus di base di ogni cultura sindacale, fa da filo conduttore - scrive nella prefazione al libro Epifani - per tutte le storie raccontate”. Nell’ ‘inferno’ di San Nicola Varco si intravede una luce: “La regione Campania - spiega Botte - che è proprietaria del mercato vuole costruirci il polo agroalimentare; noi come Cgil non ci siamo opposti ma abbiamo chiesto delle soluzioni alternative per gli immigrati. C’è la volontà - conclude Botte - e sembra che siamo nella direzione giusta”.
11/05/2009
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