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Bari, 5 ‘case alloggio’ per 96 donne rifugiate

Sono 5 le strutture di accoglienza per donne rifugiate e immigrate in grave stato di disagio economico-sociale, richiedenti asilo politico o aventi diritto a particolari misure di protezione per motivi umanitari realizzate in provincia di Bari. L’iniziativa rientra nel progetto ‘Case Alloggio’ realizzato dall’agenzia tecnica governativa Italia Lavoro per il ministero della Solidarietà sociale, nell’ambito del Programma operativo nazionale ‘Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia 2000-2006’. I risultati sono stati presentati, a Bari, nel corso del convegno europeo ‘Case alloggio: accoglienza e occupazione delle donne immigrate’.

Nelle ‘case’ le 96 donne ospitate hanno ricevuto non solo accoglienza, ma anche formazione, orientamento e accompagnamento al lavoro. Il 90% delle donne ha trovato lavoro al termine della formazione, in particolare nel settore turistico, della ristorazione e delle pulizie. Il 29,2% delle donne proviene dalla Somalia, seguita dall’Eritrea (13,5%) e dall’Albania (13%). Il 36,5%, la maggioranza, ha un’età compresa tra 18 e 25 anni e il 25% tra 26 e 35. Il 39,6% si trova in condizioni di disagio, il 31,3% ha diritto a misure di protezione temporanea per motivi umanitari, il 21,9% è richiedente asilo politico, il 6,3% è rifugiata e l'1% è in stato di gravidanza o è nei 6 mesi successivi al parto.

Il 49% delle donne ospitate in Puglia è arrivata in Italia da 1 anno a 3 anni fa. Il 24,5% è nel nostro Paese da meno di 1 anno e solo il 16% da più di 5 anni. Ciò che spiega, probabilmente, il fatto che la gran parte delle donne non conoscesse a sufficienza la lingua italiana (55,8%). Per quel che riguarda il lavoro, gran parte delle donne svolgevano, nel loro Paese d’origine, un'occupazione diversa da quella che svolgono in Italia. Il 61% svolgeva lavoro domestico, il 5% circa aveva un’attività commerciale o era operaia, ma c’è anche un 4,5% di impiegate, un 2,3% di direttrici d’albergo e un 2% di biologhe.

Tra le donne che hanno partecipato al progetto ‘Case alloggio’ in Puglia, infatti, c’è il più alto tasso di istruzione: quasi il 50% è composto da laureate. Quasi il 70% ha trovato lavoro come badante, domestica, cameriera nel settore alberghiero (rispettivamente il 17,6%, il 52,9% e il 17,6%). C’è, inoltre, un 6% che lavora come commessa.

“L’integrazione degli stranieri non può essere disgiunta dalla sicurezza, sociale e di ordine pubblico”, ha affermato il sottosegretario alla Solidarietà sociale Cristina De Luca, in occasione del convegno di Bari. “I percorsi di integrazione - ha continuato - devono passare anche per politiche di tipo sociale e culturale, cercando di abbattere lo stereotipo dell'immigrato che viene in Italia a togliere qualcosa agli italiani, come case e lavoro, anche attivando politiche contestuali a favore degli italiani stessi. Questo si fa anche affermando il principio della ‘reciprocità’: certezza dei diritti così come dei doveri, nel pieno rispetto della prima parte della nostra Carta costituzionale che disegna l’architrave del nostro vivere in società. La sfida dell’integrazione degli immigrati - ha ricordato il sottosegretario - è molto complessa, specie di fronte e a modelli, come quello inglese e francese, che sono falliti. Quello che serve soprattutto è un ragionamento integrato tra regioni, Stato, Terzo settore. In questo senso, la legge Amato-Ferrero cerca di tenere un approccio interistituzionale, perché l’integrazione dei cittadini immigrati non è tema che riguardi solo gli Interni o la solidarietà”.


01/06/2007
 
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