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Nel 2006 218 casi di discriminazione razziale

Una settimana contro tutte le forme di discriminazione razziale, nella scuola, nell'università e nello sport. Dal 18 al 25 marzo, la 'Settimana di azione contro il razzismo', indetta dall'Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali del dipartimento per i Diritti e le Pari opportunità). Un fenomeno, quello della discriminazione, che anche nel nostro Paese viene vissuto da cittadini immigrati e appartenenti a minoranze etniche “con drammatica frequenza”, come si legge in un report statistico dello stesso Unar. Nel corso del 2006, infatti, il call center del Dipartimento (800 901010) ha ricevuto circa 10mila telefonate tra richieste generiche di informazioni (soprattutto sulla normativa in materia di immigrazione e antidiscriminazione) e richieste di aiuto vere e proprie.

Tra le richieste accolte dall'Unar, in particolare, 351 hanno impegnato l'Ufficio in un'istruttoria e, fra queste, 218 sono stati i casi in cui, dopo un attento esame, è stata riscontrata un'oggettiva discriminazione su base etnica e razziale subita dalla vittima. “Il numero riportato nel dossier 2006 - si legge nel report dell'Unar - tuttavia rappresenta solo la punta di un iceberg di una realtà molto più vasta che fatica ad emergere, restando tra le pieghe del sommerso a causa della debolezza dello status giuridico delle vittime, della forte ricattabilità e della ridotta consapevolezza sui propri diritti che molte vittime hanno”.

NEL LAVORO LA MAGGIOR PARTE DEGLI EPISODI DI ESCLUSIONE

Insomma, molti episodi di discriminazione rimangono ancora 'sommersi' e la mappa dell'Unar si riferisce a un “universo parziale ma significativo di cittadini stranieri che hanno preso coscienza e coraggio”. Secondo i dati forniti, infatti, chi denuncia un episodio di intolleranza o di esclusione al numero verde dell'Unar, in genere, ha alle spalle anni di permanenza nel nostro Paese (in media 10) e, presumibilmente, condizioni di regolarità lavorativa e di relativa stabilità.

Le denunce interessano più che altro il contesto lavorativo. Infatti, è proprio il lavoro l'ambito nel quale si registra il maggior numero di episodi (circa il 32% del totale) di discriminazione razziale, seguito dalla casa che ne rappresenta circa il 13%. “Si tratta - dice l'Unar - di due ambiti strategici dell'incontro interetnico. Sul lavoro e nelle relazioni di vicinato, infatti, il contatto si tramuta in convivenza e questo cambiamento di prospettiva genera un potenziale di conflitto che spesso si traduce in discriminazione”. Ma anche negli incontri 'occasionali' trova spazio una qualche forma di razzismo. Tre le categorie maggiormente interessate, le forze dell'ordine (10,8%), esercenti pubblici (10,1%) e i servizi pubblici (8,85).

AFRICANI I PRINCIPALI UTENTI DEL CALL CENTER UNAR

La maggioranza delle denunce viene dal Centronord d'Italia. Se nelle regioni del Sud, spiega l'Unar, dove l'immigrato è spesso 'in transito' o magari irregolare o addirittura in nero, le denunce non sono tante, nelle regioni settentrionali, contraddistinte da un maggior inserimento nel tessuto produttivo e sociale, il numero di denunce si fa consistente.

Circa la provenienza di coloro che si sono rivolti al call center dell'Unar, i più numerosi sono gli africani, circa il 39% (oltre un terzo) del totale. Una percentuale così alta si spiega con il forte protagonismo dell'immigrazione africana e maghrebina in Italia, ma anche, purtroppo, con il colore della pelle. “Un marcatore etnico - dice l'Unar - che incide in modo determinante nell'attivazione di comportamenti discriminanti”. Anche la percentuale di coloro che sono nati nel Paesi dell'Europa orientale è piuttosto alta (16%), mentre il 12,9% degli utenti del numero verde proviene dall'America meridionale e il 6,8% dall'Asia. Rispetto al genere, prevalgono gli uomini: 62,4% contro il 37,6% delle donne.

POLLASTRINI, ANCORA DIFFICILE OTTENERE RISPETTO DIVERSITA'

“Non sono stupita dal fatto che quasi il 40% di coloro che si sono rivolti al numero verde antidiscriminazione razziale dell'Unar siano africani, semmai sono preoccupa e indignata perché ciò possa ancora avvenire. Ogni giorno siamo costretti a constatare quanto sia difficile raggiungere il traguardo del rispetto di qualunque diversità”. Così il ministro per i Diritti e le Pari opportunità, Barbara Pollastrini, commenta con LABITALIA il rapporto Unar 2006. “La nostra settimana d'azione contro il razzismo - prosegue Pollastrini - è un'occasione in più per compiere quello che dovremmo fare ogni giorno, e cioè lavorare per la convivenza, l'accoglienza e l'integrazione. La cultura del rispetto delle differenze come ricchezza di tutti va alimentata costantemente”.

“Per quanto riguarda la maggiore propensione a denunciare le discriminazioni da parte degli uomini immigrati - dichiara il ministro - può dipendere dal fatto che sono più strutturati nei posti di lavoro (fabbriche, concerie, cantieri) e hanno quindi maggiore capacità di organizzazione e maggiore consapevolezza dei propri diritti, avendo contatti frequenti con chi è già integrato”.

“Le donne, invece, facendo lavori più parcellizzati e sommersi, vivono una condizione di maggiore clandestinità - fa presente Pollastrini - e sono più ricattabili. Sappiamo bene che le immigrate non vengono colpite solo dalle discriminazioni razziali, ma da comportamenti oltraggiosi per la loro specificità di genere, quindi sono potenziali utenti del 1522, il servizio antiviolenza del ministero per i Diritti e le Pari opportunità, dal quale pure emerge la difficoltà di denunciare gli abusi sessuali e di superare il muro del silenzio e della vergogna”.


19/03/2007
 
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